Cibi iperproteici e ultraprocessati. Ne abbiamo davvero bisogno?
- Federica Almondo
- 6 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Susanna Macchia per R di Repubblica - 05/12/25
"È scoppiata la mania dei cibi hi-protein. Dallo yogurt alla pasta, arrivando perfino all’acqua. Tutti ultra processati. E costosi. Ma sono davvero necessari?"

Brian Johnson mangia tutti i giorni almeno un pasto a base di fegato crudo perché, sostiene, lo aiuta a consolidare la sua instagrammabile massa muscolare. Con la barba incolta, il fisico da culturista e la voce da cavernicolo, Liver King (Re del fegato) è seguito da 6,1 milioni di follower su TikTok, 2,9 su Instagram, 1,21 su YouTube, e Netflix gli ha da poco dedicato un docufilm.
I meat influencer come Johnson, ferventi adepti della BBBE – dieta a base di beef, butter, bacon ed eggs (manzo, burro, pancetta e uova) – hanno sempre più successo negli Stati Uniti, soprattutto nel contesto machista trumpiano in cui avere un fisico muscoloso è sicuramente più auspicabile che ostentare un’esile silhouette vegana. Da noi, invece, dove i carnivori convinti sono meno folcloristici e soprattutto hanno meno seguaci sui social, è scoppiata in maniera trasversale e apolitica la mania delle proteine. “I cibi proteici sono diventati un trend, spinti dal marketing del fitness e della forma fisica”, conferma Federica Almondo, specialista in scienza dell’alimentazione ed esperta in longevità e biohacking. Basta fare un giro in un qualsiasi supermercato per imbattersi in alimenti hi-protein di ogni genere: dallo yogurt alla pasta, dai cereali fino all’acqua. Le referenze sarebbero ormai più di 3.800, per un giro di affari che continua a crescere (+24% nel 2024 – dati Osservatorio Immagino GS1) grazie anche al sovrapprezzo: secondo Altroconsumo un pancake proteico può costare il 93% in più rispetto al corrispettivo normale.
Numeri a parte, Almondo avverte che questi cibi, percepiti come sani, “nella maggior parte dei casi sono ultra-processati e lontani dal concetto di alimentazione funzionale alla salute e alla longevità”. E sottolinea: “In una persona onnivora, che sta bene e che pratica un’attività fisica moderata, non sono necessari. Il fabbisogno proteico giornaliero medio è facilmente raggiungibile con alimenti freschi, in primis uova, pesce, carne bianca, latticini, legumi e, come importanti fonti complementari, cereali integrali e frutta secca. Molti hi-protein industriali, invece, contengono additivi come carragenina, gomma di gellano, maltodestrine o dolcificanti artificiali, che migliorano consistenza e sapore, ma peggiorano la qualità nutrizionale”.
Molti di questi cibi vengono inoltre inseriti nelle diete per seguire una filosofia chetogenica secondo la quale rimanere in forma e perdere chili in eccesso significa rinunciare ai carboidrati e imbottirsi di proteine. Ma paradossalmente, secondo uno studio pubblicato su Nature Medicine lo scorso agosto, mangiare tanti alimenti ultra proteici farebbe il contrario perché rallenterebbe il metabolismo e ostacolerebbe l’efficacia dei regimi alimentari dimagranti.
Non solo: “Un apporto di proteine eccessivo e prolungato può creare sovraccarico renale ed epatico, aumentando la perdita di calcio e favorendo l’insorgenza non solo di ritenzione idrica e cellulite, ma anche di osteoporosi e altre patologie. Il risultato è una riduzione della longevità metabolica”, conclude la nutrizionista.
E se in Italia questa mania è generalista, la natura delle proteine è divisiva: da un lato c’è chi si professa a favore di quelle animali e dall’altra chi loda le antagoniste vegetali. “La salute però vince quando le si bilancia correttamente entrambe. Le prime offrono anche fibre prebiotiche, polifenoli e antiossidanti, mentre le seconde sono più complete”, precisa Almondo. Gli studi sulle Blue Zones, dove vivono le popolazioni più longeve al mondo, mostrano che il modello più salutare è quello di chi assume prevalentemente proteine vegetali, ma con integrazione di pesce azzurro, uova e yogurt greco. Un discorso a parte riguarda le versioni in polvere che, “se di alta qualità e prive di additivi inutili, possono essere integratori molto utili in caso di sarcopenia (la perdita di massa muscolare che si aggrava con l’età e la menopausa)”. In sintesi: non tutto ciò che sembra sano lo è “e quando un alimento viene alleggerito – per esempio dai grassi o, al contrario, arricchito da proteine – diventa un prodotto ricostruito in laboratorio. E nella longevità, invece, vince sempre solo il cibo vero”.






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