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“Perché dopo pranzo mi sento esausta?” Il legame tra perimenopausa, glicemia e ormoni.

IODONNA - Rubrica settimanale 19/05/26


Semaglutide


"Perché dopo pranzo mi sento esausta?" Scopri il legame tra perimenopausa, glicemia e ormoni.


Il ruolo degli estrogeni nella sensibilità insulinica

Sì, può dipendere dagli ormoni. Ed è una delle connessioni di cui si parla meno di tutta la transizione perimenopausale.Gli estrogeni, infatti, non regolano solo il ciclo. Regolano anche la sensibilità insulinica, cioè la capacità di usare il glucosio in modo efficiente. Lo fanno attraverso diversi meccanismi, uno dei più conosciuti riguarda il GLUT4, una proteina che funziona come una vera e propria porta nelle cellule muscolari che si apre e fa entrare il glucosio nel muscolo dopo il pasto. Gli estrogeni ne regolano positivamente l’espressione. Quando i loro livelli calano, o fluttuano in modo irregolare come succede in perimenopausa, quella porta funziona meno bene, non si apre quando dovrebbe, rimane socchiusa e il glucosio ha maggiori difficolta a passare dal sangue al muscolo.


Perché arriva il crollo di energia dopo il pasto

La conseguenza è che ci vuole più insulina per fare lo stesso lavoro. La glicemia sale più rapidamente dopo il pasto, poi scende. E quella discesa, soprattutto se brusca, produce esattamente quello che descrive: calo di energia, stanchezza, voglia di fermarsi.In perimenopausa questo succede spesso prima che qualsiasi esame lo intercetti. La glicemia a digiuno può essere normale. Anche l’emoglobina glicata. Questi parametri però non raccontano quello che succede nelle due ore dopo il pasto, e non misurano la variabilità, cioè l’ampiezza delle oscillazioni nel corso della giornata. Bisogna, però, anche ricordare, che ciò è dovuto anche dalla composizione del microbiota intestinale, oltre che dai cambiamenti ormonali diretti.


Il ruolo di pasta, riso e carboidrati raffinati

Il fatto che i sintomi compaiano soprattutto dopo pasta o riso non sorprende. I carboidrati raffinati, consumati da soli o in pasti sbilanciati, producono il picco glicemico più rapido. In una donna con una sensibilità insulinica già modificata per via ormonale, quell’oscillazione si amplifica.


Stress, cortisolo e voglia di zuccheri

C’è un altro fattore che si somma, spesso trascurato: il cortisolo. La perimenopausa porta con sé frequentemente un sonno più frammentato e un livello di stress cronico più alto. Il cortisolo stimola il rilascio di glucosio dal fegato e peggiora ulteriormente la risposta insulinica. È un effetto che si aggiunge a quello ormonale diretto, e spiega perché nelle fasi di maggiore stress il calo del pomeriggio diventi più pronunciato e la voglia di zuccheri più difficile da gestire.


Come strutturare meglio i pasti

In pratica, la struttura del pasto comincia a contare più di prima. Una colazione con una quota proteica adeguata stabilizza la risposta glicemica nelle ore successive in modo più affidabile di una colazione prevalentemente dolce o a base di soli carboidrati.Il pranzo, che deve essere sempre completo (un po’ di primo, un po’ di secondo, fibre e grassi) può migliorare notevolmente i sintomi riferiti se consumato in un ordine diverso, rispetto alle nostre abitudini: prima verdure e proteine, e poi dei carboidrati. Questo “giochetto” rallenta l’assorbimento del glucosio e attenua il picco: lo documenta la letteratura anche in soggetti non diabetici.Anche una passeggiata di dieci minuti dopo i pasti principali produce un effetto significativo e misurabile sulla glicemia postprandiale.


Non eliminare i carboidrati, ma imparare a gestirli

Non si tratta di eliminare la pasta e il pane. Si tratta di non esagerare e capire come inserirli.E di riconoscere che quella stanchezza post-pasto può essere gestita con semplici scelte quotidiane.




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